Monthly Archives: April 2018

Ricordi e legami dal 25 aprile 2015

Ciao Amici,

che genio a non averci pensato prima: il Thuraia se non lo svuoti dai vecchi messaggi nè invia nè riceve.

Ma come faccio a cancellare il primo mio messaggio del 25 aprile 2015 in cui ti dico che sono al C1, sto bene ma di non farmi scrivere che la batteria mi serve, e la tua risposta “ora vado a calcetto quando torno e mi dici di più pubblico”, e la mia immediata risposta  “no pd subito qui è questione di vita o di morte” (esagerato), tu da bravo soldatino mi dai addirittura un altro numero e da quel momento sei sempre stato pronto fino a che non siamo rientrati.

Chi legge interpreti questa storiella come meglio creda, a me tutta sta storia dei social come ben sai non mi piace tanterrimo (se ci fosse qui la Ca mi direbbe che non si può scrivere tanterrimo) ma indiscutibilmente ha creato un legame speciale.

E che don Lorenzo e don Achille e il don Felice (uno dei principali colpevoli della mia passione dell’andar per montagne) mi perdonino l’intercalare.

Marco, lo Zaffa, Zaffaroni

Siamo al Campo Base dell’Everest

Ciao Amici,

sono arrivato al Campo Base, come avrete già visto dalle prime foto sulla pagina Facebook: Everest in stile gitante.

Ora cerco di tirarmi insieme e riordinare i miei fidati bidoni e organizzare così i materiali da scalata, le cibarie (l’alimentazione è fondamentale) e i libri (anche questi ricoprono un ruolo fondamentale durante la preparazione).

Certo che mi sembra proprio di essere in una delle famose barzellette di Pierino: io con un polacco, un iraniano, un’indiana, un manipolo di nepalesi e sherpa!

Comunque, una volta arrivato al base il tempo si è girato al brutto, e dopo aver pranzato con gli altri personaggi della barzelletta e aver fatto un po’ di ordine, ora mi consolo con le vettovaglie portate da casa: cappuccio nescafé e biscotti all’avena rubati alla Giulietta, arrivati clamorosamente in condizioni perfette, e chiaramente leggendo un buon libro.

Marco, lo Zaffa, Zaffaroni

Un altro passo verso Campo Base: Dingboche

Ciao Amici,

ieri (vi scrivo con un giorno di ritardo perché come potete immaginare la connessione non è dellemigliori in questi angoli nascosti del globo) sono arrivato Dingboche, proseguendo così il percorso di avvicinamento verso Campo Base.

Qui ho preso accordi con la signora che a costruito il Chorten (paragonabile a una nostra cappella per chi non lo sapesse) che a sua volta ha preso accordi che officerà la Puja (cerimonia religiosa paragonabile a una novena).

In soldoni, io, nel senso della mia testa ma con il coinvolgimento ti piedi, pancia e cuore, ho creduto e pensato che fosse opportuno ricordare il Mario Merelli proprio nei luoghi delle nostre scorribande Himalayane. E quale luogo migliore del campo di Chorten commemorativi di tanti altri Himalaysti partiti anzitempo che si trova a mezz’ora da Lobuche, che a sua volta si trova ad un giorno di distanza dal Campo Base per salire l’Everst?

Oggi apporrò alcune targhe alla memoria di Mario e presenzierò alla Puja in suo onore,
ci sentiamo più tardi per racconti e foto.

Marco, lo Zaffa, Zaffaroni

Davvero vai a scalare l’Everest?

Ciao amici,

ieri bevevo un ginger tea bello tranquillo a Namche e nel tavolo di fianco al nostro due australiani, che hanno volato con me, si stupiscono quando dico che sono qui per tentare la cima dell’Everest.

La stessa identica situazione si ripete con l’anzianotta neozelandese al museo, e tutti mi apostrofano con quel “really?!” (“davvero!?” per i non anglofoni), che è poi lo stesso davvero che spesso mi sento dire anche a casa, allo rispondo “no, arrivo a 7000” e vengo apostrofato con un bel “ah ecco”.

Cosa posso pensare quindi? Oltre ovviamente a qualche aggettivo/appellativo che non mi sembra carino ripetere in questa sede:

1) devo avere proprio l’aspetto di un anzianotto tutt’altro che sportivo (leggere sfigato)

2) speriamo che tutti sti mena sfiga si sbaglino

3) come avrebbe detto il mio Giacomo “la gente non si pesa ne si misura ma si stima

4) “davvero davvero” me lo dice la Ca quando le dico balle interstellari

Marco, lo Zaffa, Zaffaroni

Arrivo a Namche, inizia la fase di acclimatamento

Ciao Amici,

oggi sono in vena di fare il “professorone”, quindi parliamo di acclimatamento, questo grande e oscuro mistero. Sinceramente so che cercare di spiegare questo concetto assolutamente non matematico a chi non è mai stato in quota è un’impresa ardua, ma proviamoci con parole semplici:

salendo di quota si può cominciare a provare spiacevoli sensazioni, come soffrire di mal di testa, nausea e mancanza di respiro, noti anche come i primi sintomi del mal di montagna, per evitare che tutto questo accada è bene procedere per gradi e con calma, salendo quindi pian piano e permettendo così al corpo di adattarsi, o meglio, acclimatarsi, al cambiamento di altitudine.

E’ per questo motivo che ci siamo spostati a Namche, che si trova già abbondantemente oltre i 3000 metri, credo sia attorno ai 3400, e ci si ferma una giornata a far flanella. E visto che questa volta voglio essere diligentissimo il programma di domani consiste in una passeggiata flanella e un buon libro da leggere.

A prestissimo!

Marco, lo Zaffa, Zaffaroni

p.s. eccovi qualche scatto da Namche 

Nuvole basse su Lukla

Ciao Amici,

oggi tempo triste e nuvole basse che non fanno proprio venire la voglia di scattare foto, soprattutto a uno che come me già non ne ha.
Dovrei andare a scuola dall’Achille… Si, ok, “Don” Achille, adesso che è parroco e ci tiene all’etichetta: è in gita in toscana con i parrocchiani e manda reportage fotografici da 1000 foto al giorno, io, che sono qui verso il tetto del mondo vi mando tre foto, che oggettivamente fanno pure un po’ cag… voglia di andare in bagno.

All’aereoporto mi aspettava il mio sherpino, bello, simpatico e scandalosamente giovane: 23 anni. Domani, prometto, vi invio una foto.
Oggi quando mi doveva dire che i bidoni e le borse (due e due, vi ricordate la foto di ieri no?) erano ancora Kathmandu e non sarebbero arrivati fino a domani non sapeva come fare (mi ha ricordato Sega quando deve giustificare qualche cazzata delle sue).
E quando io gli ho detto “ok andiamo, speriamo che arrivino domani” senza batter ciglio, lui si è stupito, e mi ha chiesto “non ti arrabbi?”
Ma va’ va’, arrabbiarsi è tempo sprecato, poi qui è così, penso agli esploratori dell’800 e mi dico che quelli con tutta la roba che mi porto io nello zaino e nei bidoni ci sarebbero stati in giro un anno! Esco e vedo i portatori stracarichi con le infradito e penso “e a questi il bagaglio personale chi lo porta?”

Ok ora vado in branda buona notte! A proposito, come faccio senza pigiamino? Morbidi, non ne faccio uso.

Marco, lo Zaffa, Zaffaroni

p.s. Giusto per chi ha necessità di localizzarmi sono a Zomphute poco oltre Phakhding al lodge “Everest Hotel”, molto bello e pulito, domani parto per Namche

Atterrato, pronto per la prima notte a Kathmandu

Cari amici,

sono sbarcato in Nepal, precisamente a Kathmandu!

Non ho fatto in tempo a mettere piede in albergo e subito i solleciti eredi di miss Hawley mi hanno schedato. Davvero incredibile, hanno archiviato tutti i dati in un computer e alla fine della fiera posso dire che sanno più loro di quanto ne sappia io delle mie gite Himalayane, che devo dirvi, a me questi curiosoni piacciono.

Mi sono fatto delle penne al pollo nell’affollatissima osteria “la Dolce Vita”, poi sono rientrato in Hotel, invaso da una orda impazzita di coreani, con la curiosità che erano tutti rigorosamente vestiti uguali,  e mi sono infilato in branda, soprattutto perché domani mi attendono complesse trattative diplomatiche per lo sdoganamento dei miei bidoni con tutta l’attrezzatura, quindi dita incrociate!

Marco, lo Zaffa, Zaffaroni

Nuova direzione, vecchia destinazione: Everest

Ciao Amici!

Lo so che a tanti sembrerà una cosa priva di ogni logica e, soprattutto, che io sia completamente privo di fantasia a ripresentarmi per la terza volta nel giro di quattro anni all’aereoporto, con tutti le mie carabattole, per ritentare di salire l’Everest.

Ma cosa ci volete fare, così è, faccio fatica a spiegarvi cosa mi spinge a ritornarci ancora una volta, ma so che devo tornare.

Negli ultimi giorni stavo leggendo un libro che racconta di esploratori dell’Himalaya, ve la trascrivo qui, non si sa mai che possa aiutarmi a spiegarvi cosa mi porta a tornare verso la cima del tetto del mondo:

“…..è impossibile dare un’idea delle dimensioni dell’Himalaya a chi non ci è mai stato. Non ha senso di parlare di montagne dieci volte più grandi dello Snowdon e due volte più alte del Monte Bianco.  Paragoni con le montagne di casa non possono che sminuire la sua grandeur e qualsiasi tentativo di fornire un metro di paragone non rende giustizia all’effetto di uno scenario così maestoso. Neanche averlo visto è sufficiente. Bisogna sentirlo dentro, con la testa che batte, i polmoni che ispirano a fatica l’aria rarefatta e affilata, i piedi che bruciano, coperti di vesciche. E, allo stesso tempo occorre provare quella sensazione del tutto nuova e bellissima che costituisce il premio, unico nel suo genere, per essere penetrati nelle montagne più alte del mondo: una liberazione dello spirito, un senso autentico di raffinata grandezza , una sensazione anch’essa indescrivibile, che deve essere provata per poter essere compresa a pieno”

Quando uomini e montagne si incontrano – John Keay

Ecco grazie al John sono forse riuscito dopo tanti anni a dare una spiegazione del perché del mio bisogno d’Himalaya, tutto una questione matematica, per un “mono cellulare” come me più in alto vado più piacere trovo.

Fatto un po’ di filosofia torniamo al pratico, spero di riuscire a raccontarvi qualche bella storiella durante la mia gitarella che riesca a farvi sognare e sorridere, chi mi conosce meglio già lo sa, per le immagini non fateci troppo affidamento.

A più tardi per un ciao dall’aereoporto e per iniziare questo “Everest in Stile Gitante 2018”,

Marco, lo Zaffa, Zaffaroni