Category Archives: Nepal

Arrivo a Namche, inizia la fase di acclimatamento

Ciao Amici,

oggi sono in vena di fare il “professorone”, quindi parliamo di acclimatamento, questo grande e oscuro mistero. Sinceramente so che cercare di spiegare questo concetto assolutamente non matematico a chi non è mai stato in quota è un’impresa ardua, ma proviamoci con parole semplici:

salendo di quota si può cominciare a provare spiacevoli sensazioni, come soffrire di mal di testa, nausea e mancanza di respiro, noti anche come i primi sintomi del mal di montagna, per evitare che tutto questo accada è bene procedere per gradi e con calma, salendo quindi pian piano e permettendo così al corpo di adattarsi, o meglio, acclimatarsi, al cambiamento di altitudine.

E’ per questo motivo che ci siamo spostati a Namche, che si trova già abbondantemente oltre i 3000 metri, credo sia attorno ai 3400, e ci si ferma una giornata a far flanella. E visto che questa volta voglio essere diligentissimo il programma di domani consiste in una passeggiata flanella e un buon libro da leggere.

A prestissimo!

Marco, lo Zaffa, Zaffaroni

p.s. eccovi qualche scatto da Namche 

Nuvole basse su Lukla

Ciao Amici,

oggi tempo triste e nuvole basse che non fanno proprio venire la voglia di scattare foto, soprattutto a uno che come me già non ne ha.
Dovrei andare a scuola dall’Achille… Si, ok, “Don” Achille, adesso che è parroco e ci tiene all’etichetta: è in gita in toscana con i parrocchiani e manda reportage fotografici da 1000 foto al giorno, io, che sono qui verso il tetto del mondo vi mando tre foto, che oggettivamente fanno pure un po’ cag… voglia di andare in bagno.

All’aereoporto mi aspettava il mio sherpino, bello, simpatico e scandalosamente giovane: 23 anni. Domani, prometto, vi invio una foto.
Oggi quando mi doveva dire che i bidoni e le borse (due e due, vi ricordate la foto di ieri no?) erano ancora Kathmandu e non sarebbero arrivati fino a domani non sapeva come fare (mi ha ricordato Sega quando deve giustificare qualche cazzata delle sue).
E quando io gli ho detto “ok andiamo, speriamo che arrivino domani” senza batter ciglio, lui si è stupito, e mi ha chiesto “non ti arrabbi?”
Ma va’ va’, arrabbiarsi è tempo sprecato, poi qui è così, penso agli esploratori dell’800 e mi dico che quelli con tutta la roba che mi porto io nello zaino e nei bidoni ci sarebbero stati in giro un anno! Esco e vedo i portatori stracarichi con le infradito e penso “e a questi il bagaglio personale chi lo porta?”

Ok ora vado in branda buona notte! A proposito, come faccio senza pigiamino? Morbidi, non ne faccio uso.

Marco, lo Zaffa, Zaffaroni

p.s. Giusto per chi ha necessità di localizzarmi sono a Zomphute poco oltre Phakhding al lodge “Everest Hotel”, molto bello e pulito, domani parto per Namche

Atterrato, pronto per la prima notte a Kathmandu

Cari amici,

sono sbarcato in Nepal, precisamente a Kathmandu!

Non ho fatto in tempo a mettere piede in albergo e subito i solleciti eredi di miss Hawley mi hanno schedato. Davvero incredibile, hanno archiviato tutti i dati in un computer e alla fine della fiera posso dire che sanno più loro di quanto ne sappia io delle mie gite Himalayane, che devo dirvi, a me questi curiosoni piacciono.

Mi sono fatto delle penne al pollo nell’affollatissima osteria “la Dolce Vita”, poi sono rientrato in Hotel, invaso da una orda impazzita di coreani, con la curiosità che erano tutti rigorosamente vestiti uguali,  e mi sono infilato in branda, soprattutto perché domani mi attendono complesse trattative diplomatiche per lo sdoganamento dei miei bidoni con tutta l’attrezzatura, quindi dita incrociate!

Marco, lo Zaffa, Zaffaroni

Nuova direzione, vecchia destinazione: Everest

Ciao Amici!

Lo so che a tanti sembrerà una cosa priva di ogni logica e, soprattutto, che io sia completamente privo di fantasia a ripresentarmi per la terza volta nel giro di quattro anni all’aereoporto, con tutti le mie carabattole, per ritentare di salire l’Everest.

Ma cosa ci volete fare, così è, faccio fatica a spiegarvi cosa mi spinge a ritornarci ancora una volta, ma so che devo tornare.

Negli ultimi giorni stavo leggendo un libro che racconta di esploratori dell’Himalaya, ve la trascrivo qui, non si sa mai che possa aiutarmi a spiegarvi cosa mi porta a tornare verso la cima del tetto del mondo:

“…..è impossibile dare un’idea delle dimensioni dell’Himalaya a chi non ci è mai stato. Non ha senso di parlare di montagne dieci volte più grandi dello Snowdon e due volte più alte del Monte Bianco.  Paragoni con le montagne di casa non possono che sminuire la sua grandeur e qualsiasi tentativo di fornire un metro di paragone non rende giustizia all’effetto di uno scenario così maestoso. Neanche averlo visto è sufficiente. Bisogna sentirlo dentro, con la testa che batte, i polmoni che ispirano a fatica l’aria rarefatta e affilata, i piedi che bruciano, coperti di vesciche. E, allo stesso tempo occorre provare quella sensazione del tutto nuova e bellissima che costituisce il premio, unico nel suo genere, per essere penetrati nelle montagne più alte del mondo: una liberazione dello spirito, un senso autentico di raffinata grandezza , una sensazione anch’essa indescrivibile, che deve essere provata per poter essere compresa a pieno”

Quando uomini e montagne si incontrano – John Keay

Ecco grazie al John sono forse riuscito dopo tanti anni a dare una spiegazione del perché del mio bisogno d’Himalaya, tutto una questione matematica, per un “mono cellulare” come me più in alto vado più piacere trovo.

Fatto un po’ di filosofia torniamo al pratico, spero di riuscire a raccontarvi qualche bella storiella durante la mia gitarella che riesca a farvi sognare e sorridere, chi mi conosce meglio già lo sa, per le immagini non fateci troppo affidamento.

A più tardi per un ciao dall’aereoporto e per iniziare questo “Everest in Stile Gitante 2018”,

Marco, lo Zaffa, Zaffaroni

Diario di viaggio

Come vi abbiamo detto nelle scorse puntate la connessione dati non è il punto forte del Nepal, quindi eccovi un riassunto di quello che è successo negli ultimi giorni:

Domenica primo ottobre, dopo un bel 6 ore di viaggio su una strada per buona parte sterrata, con buche che ricordavano neanche troppo lontanamente le Fosse delle Marianne, su di un pulmann in stile diligenza del Far West, o quantomeno con gli stessi ammortizzatori,  siamo arrivati ad Arket dove abbiamo fatto sosta per la notte.

Lunedì dopo colazione abbiamo iniziato la salita tra case sparse lungo una scalinata infinita e risaie di un verde abbagliante, con un caldo del diavolo e un’umidità vicino al 1000%. Riusciamo comunque ad arrivare e a passare la notte in un’altra scuola ricostruita da poco dagli svizzeri, la sera gli abitanti improvvisano una serata danzante, non proprio vicina ai dettami del folklore nepalese, ma sicuramente molto diverente

Martedì eccoci al gran giorno, arriviamo alla scuola di Thumi tra due ali di alunni che ci metono ghirlande di fiori e ci colorano la faccia di rosso, quindi è il momeno dei soliti sermoni dei politici, quelli uguali in tutto il mondo (sia sermoni che politici), se non inutili per lo meno noiosi. Oh ci hanno pure regalato un diploma di ringraziameno, i bambini hanno cantato e ballato per noi, popolazione e maestri ci hanno straringraziato e quello sì, è stato emozionante e appagante.

Da parte nostra abbiamo apposto le targhedi ricordo a Francesca ed Anna che se ne sono andate anzitempo, sappiamo benissimo che questo gesto simbolico non le farà tornare, e non lenisce il dolore dei loro familiari, ma ci pareva bello ricordarle in un luogo anche se lontano frequentato da ragazzi come loro…

Poi abbiamo preso la via del ritorno…

Marco, lo Zaffa, Zaffaroni

Si torna in Italia, ma con ottime speranze per i nostri progetti

Ecco ed anche questa volta torniamo a casa, dalla nostra gitarella in Nepal.
Oggi come non mai contenti di quello che abbiamo visto e per le prospettive di sviluppi futuri dei nostri progetti.

Sul volo di ritorno, nel vassoio della colazione, ho trovato un sacchettino con una mela bella succulenta già tagliata a spicchi. La mia mente è corsa subito ad alcuni giorni fa lungo i sentieri del Dolpo, quando con Francesco abbiamo aiutato una ragazzina a rialzarsi dopo una caduta, dovuta un po’ al sentiero accidentato, ma la causa maggiore è stata sicuramente quel suo gerlo sovraccarico proprio di mele.

Lei per ringraziarci ci ha regalato due belle mele, che poi nella realtà non si sono rivelate poi un granché. Oggi però addentando le succulentissime mele porzionate e inpacchettate dal signore “che dice di sì, solo se vuole lui”, quella mela dal sapore così così, accompagnata dal bel sorriso della ragazzina Nepalese, è diventata la mela più buona del mondo modiale.

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Ehi morbidi! Non ho voluto fare lezioni di morale o che altro, vi ho solo voluto raccontare un episodio accadutoci durante il viaggio, poi ognuno ne faccia quello che vuole.

Ringraziando voi che ci avete seguito e soprattutto chi ci ha aiutato nell’utilizzo dei moderni mezzi di comunicazione, a me sempre ostici, vi rimando a future girate.

Marco

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Ieri Kalika, oggi Jupal e domani Katmandu

A causa di problemi tecnici con i voli siamo stati costretti a ripartire in fretta e furia da Kalika, quindi oggi siamo già tornati a Jupal.

Nonostane il poco tempo trascorso nell’ospedale di Kalika possiamo tranquillamente ammettere di essere soddisfatti, perché nel tempo trascorso nella struttura, sia io che i miei compagni di viaggio abbiamo avuto davvero un’ottima impressione, quindi abbiamo lasciato Kalika positivi come non mai.

Domani arriviamo a Katmandu, e da lì riuscirò a mandarvi delle foto aggiornate e non dovrete accontentarvi di quelle di repertorio.

Marco

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Nuove strade e nuovi dottori. Eccoci a Kalika

Scusate le 24 ore di assenza, ma dove ci siamo fermati a dormire durante il tragitto per Kalika non c’è campo. Ma in compenso hanno la televisione… Stranezze nepalesi!

Comunque poco prima dell’imbrunire siamo arrivati a Kalika, dove abbiamo incontrato il nuovo medico giovane e attivissimo, che ha preso il posto dell’altro che ha invece deciso di tornare alla vita accademica riaprendo i libri per studiare ancora.

Con l’arrivo di questo giovinastro (28 anni per lui) sembra essere arrivata una ventata di rinnovamento. Anche se vogliamo vederlo all’opera prima di fargli troppi complimenti.

Un’altra bella novità è che la strada carrozzabile ora arriva sino a Triban, il villaggio che si trova all’attacco della valle per Kalika, e da qui andrà verso . Che dire, queste sono svolte epocali che ci fanno sperare in bene, ma ci fanno anche capire che siamo invecchiati!img_0575

Siamo arrivati a Jupal, ora inizia la camminata verso Kalika

Ognuno sfrutta come meglio crede il tempo che trova a sua disposizione: c’è chi studia tomi di medicina per tenersi sempre aggiornato, e chi recupera il sonno perduto.

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Ieri siamo volati a Nepalgunj, mentre stamattina all’alba siamo partiti in direzione di Jupal. E vi dirò di più, siamo riusciti a partire con il primo volo della mattina, fatto più unico che raro visto l’efficienza delle compagnie aeree nepalesi.

Questa mattina, dopo un ottimo tè al pepe è quindi partita la nostra festosa passeggiata verso Kalika, quindi cari amici per un po’ dovrete accontentarvi esclusivamente dei testi che invierò via SMS e delle foto di repertorio. Per le immagini fresche, vista la mancanza di una connessione internet, dovrete aspettare il nostro ritorno a Katmandu. Ma vi prometto che ne faremo un sacco!

Marco

Siamo in Nepal, adesso è ora di pianificare

Ciao a tutti, queste righe le scrivo direttamente dal Nepal.

Dopo una giornata intera passata all’insegna della letargia da voli aerei e lunghe pause negli aeroporti, io e la mia combriccola ci siamo ritrovati ieri, finalmente, a Katmandu.

La mattina è stata dedicata inizialmente alle firme riguardanti i progetti, poi ci siamo invece concentrati sui preparativi per l’organizzazione dei sopralluoghi che andremo ad effettuare in questi giorni.

Ci muoviamo per Tamel a serrande abbassate per una delle migliaia di feste religiose Nepalesi, meno male che domani primo pomeriggio ci muoviamo. Beh, come dicono i nepalesi… Bistari bistari.

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