Tag Archives: Everest in stile gitante 2018

Arrivo a Namche, inizia la fase di acclimatamento

Ciao Amici,

oggi sono in vena di fare il “professorone”, quindi parliamo di acclimatamento, questo grande e oscuro mistero. Sinceramente so che cercare di spiegare questo concetto assolutamente non matematico a chi non è mai stato in quota è un’impresa ardua, ma proviamoci con parole semplici:

salendo di quota si può cominciare a provare spiacevoli sensazioni, come soffrire di mal di testa, nausea e mancanza di respiro, noti anche come i primi sintomi del mal di montagna, per evitare che tutto questo accada è bene procedere per gradi e con calma, salendo quindi pian piano e permettendo così al corpo di adattarsi, o meglio, acclimatarsi, al cambiamento di altitudine.

E’ per questo motivo che ci siamo spostati a Namche, che si trova già abbondantemente oltre i 3000 metri, credo sia attorno ai 3400, e ci si ferma una giornata a far flanella. E visto che questa volta voglio essere diligentissimo il programma di domani consiste in una passeggiata flanella e un buon libro da leggere.

A prestissimo!

Marco, lo Zaffa, Zaffaroni

p.s. eccovi qualche scatto da Namche 

Nuvole basse su Lukla

Ciao Amici,

oggi tempo triste e nuvole basse che non fanno proprio venire la voglia di scattare foto, soprattutto a uno che come me già non ne ha.
Dovrei andare a scuola dall’Achille… Si, ok, “Don” Achille, adesso che è parroco e ci tiene all’etichetta: è in gita in toscana con i parrocchiani e manda reportage fotografici da 1000 foto al giorno, io, che sono qui verso il tetto del mondo vi mando tre foto, che oggettivamente fanno pure un po’ cag… voglia di andare in bagno.

All’aereoporto mi aspettava il mio sherpino, bello, simpatico e scandalosamente giovane: 23 anni. Domani, prometto, vi invio una foto.
Oggi quando mi doveva dire che i bidoni e le borse (due e due, vi ricordate la foto di ieri no?) erano ancora Kathmandu e non sarebbero arrivati fino a domani non sapeva come fare (mi ha ricordato Sega quando deve giustificare qualche cazzata delle sue).
E quando io gli ho detto “ok andiamo, speriamo che arrivino domani” senza batter ciglio, lui si è stupito, e mi ha chiesto “non ti arrabbi?”
Ma va’ va’, arrabbiarsi è tempo sprecato, poi qui è così, penso agli esploratori dell’800 e mi dico che quelli con tutta la roba che mi porto io nello zaino e nei bidoni ci sarebbero stati in giro un anno! Esco e vedo i portatori stracarichi con le infradito e penso “e a questi il bagaglio personale chi lo porta?”

Ok ora vado in branda buona notte! A proposito, come faccio senza pigiamino? Morbidi, non ne faccio uso.

Marco, lo Zaffa, Zaffaroni

p.s. Giusto per chi ha necessità di localizzarmi sono a Zomphute poco oltre Phakhding al lodge “Everest Hotel”, molto bello e pulito, domani parto per Namche

Nuova direzione, vecchia destinazione: Everest

Ciao Amici!

Lo so che a tanti sembrerà una cosa priva di ogni logica e, soprattutto, che io sia completamente privo di fantasia a ripresentarmi per la terza volta nel giro di quattro anni all’aereoporto, con tutti le mie carabattole, per ritentare di salire l’Everest.

Ma cosa ci volete fare, così è, faccio fatica a spiegarvi cosa mi spinge a ritornarci ancora una volta, ma so che devo tornare.

Negli ultimi giorni stavo leggendo un libro che racconta di esploratori dell’Himalaya, ve la trascrivo qui, non si sa mai che possa aiutarmi a spiegarvi cosa mi porta a tornare verso la cima del tetto del mondo:

“…..è impossibile dare un’idea delle dimensioni dell’Himalaya a chi non ci è mai stato. Non ha senso di parlare di montagne dieci volte più grandi dello Snowdon e due volte più alte del Monte Bianco.  Paragoni con le montagne di casa non possono che sminuire la sua grandeur e qualsiasi tentativo di fornire un metro di paragone non rende giustizia all’effetto di uno scenario così maestoso. Neanche averlo visto è sufficiente. Bisogna sentirlo dentro, con la testa che batte, i polmoni che ispirano a fatica l’aria rarefatta e affilata, i piedi che bruciano, coperti di vesciche. E, allo stesso tempo occorre provare quella sensazione del tutto nuova e bellissima che costituisce il premio, unico nel suo genere, per essere penetrati nelle montagne più alte del mondo: una liberazione dello spirito, un senso autentico di raffinata grandezza , una sensazione anch’essa indescrivibile, che deve essere provata per poter essere compresa a pieno”

Quando uomini e montagne si incontrano – John Keay

Ecco grazie al John sono forse riuscito dopo tanti anni a dare una spiegazione del perché del mio bisogno d’Himalaya, tutto una questione matematica, per un “mono cellulare” come me più in alto vado più piacere trovo.

Fatto un po’ di filosofia torniamo al pratico, spero di riuscire a raccontarvi qualche bella storiella durante la mia gitarella che riesca a farvi sognare e sorridere, chi mi conosce meglio già lo sa, per le immagini non fateci troppo affidamento.

A più tardi per un ciao dall’aereoporto e per iniziare questo “Everest in Stile Gitante 2018”,

Marco, lo Zaffa, Zaffaroni