In memoria dell’amico Mario Merelli

Sono passati dieci anni,

chi mi conosce lo sa non sono uomo da anniversari, commemorazioni e manifestazioni varie.
Io ho bisogno di metabolizzare i mie dolori in silenzio, ho bisogno di stare solo con me stesso in silenzio e piangere, piangere come un vitello… un piangere liberatorio.

Credo che se si è voluto bene ad una persona è giusto che si debba stare male per la sua non più presenza.

In questi dieci anni non l’ho mai ricordato in questo modo, ma oggi mi sembra giusto farlo. In questi anni il nostro lavorare per far sì che i progetti da noi partoriti continuassero a stare in vita e a dare, nel nostro piccolo, una mano agli amici nepalesi, ma nel contempo è servito a noi per stare insieme e, usando un parolone, fare socializzazione e fare in modo che Mario fosse ancora qui presente fra noi.

Quindi grazie Mario.

Adesso però voglio essere sincero con voi, le righe qui di sopra sono vererrime e non certo di circostanza, ma oggi la mia memoria olfattiva mi sta torturando. E’ dalle 3:50 (ora in cui suona la sveglia) che ho nel naso il profumo delle sue Marlboro fumate in tenda ai campi alti mentre io cercavo ossigeno dove non ce n’è.

Vacca porca socio, dove sei? Manchi tu e le nostre cazzo di spedizioni.

Marco, lo Zaffa, Zaffaroni